Aiutiamo i giovani a dire sì al Vangelo

 

«Questo momento è il più buio che io abbia mai visto. Le relazioni che viviamo sono completamente anticristiane: ciascuno preferisce fare da sé, senza avere bisogno dell’altro. I padri hanno dimenticato di trasmettere i valori ai figli. I giovani vivono un enorme vuoto, senza un orientamento che né la famiglia né la società sono più in grado di offrire. Eppure, giovani, siete voi che dovete far rinascere l’Italia!» Con questo appello ci lasciò fratel Arturo Paoli, uno dei più rivoluzionari missionari del nostro tempo.

In ottobre ci sarà il Sinodo dei giovani! La Chiesa desidera interrogare i giovani su quale strada deve essere intrapresa per incontrare l’umanità del nostro tempo in attesa di Cristo, sua sola speranza. Il tema della XV Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», è di un’attualità impressionante. Lo Spirito Santo avrà molto da fare in quei giorni per portare quei santi «non giovani» pastori a pensare giovane, ad abbandonare le «sicure» posizioni per prendere posto a fianco di persone dal pensiero impreciso, fluttuante, provvisorio ma da cui si può partire per una nuova rivoluzione evangelica. La missione che Cristo ha affidato alla Chiesa ha necessità di sangue giovane, santo, pulsante di vita, ricco di generosità, pronto ad essere versato.

Dall’inizio del 2018 hanno versato il loro sangue 18 sacerdoti, uccisi perché erano dalla parte della verità: sette in Africa, sette in Sudamerica, tre in Asia e uno in Europa. Su questo dovrà riflettere il prossimo Sinodo, su questo sangue sparso perché il Vangelo raggiunga le periferie dove l’umanità è soffocata da impostori che la stanno facendo pensare ed agire aggressivamente nei confronti di coloro che sono stati schiacciati dai poteri forti che le succhiano la vita. Per fermare queste viltà c’è bisogno di una ri voluzione, una rivoluzione dettata dall’amore per coloro che sono i più deboli e poveri, per coloro a cui stanno togliendo la vita in nome di populismi e nazionalismi che accrescono l’odio e impietriscono il cuore. Di fronte a questa situazione tornano alla mente le parole di Che Guevara: «La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori».

Oggi la rivoluzione deve partire dalla tenerezza del cuore, da un cuore sensibilizzato dal Vangelo, arricchito di misericordia e pronto a lasciarsi anche squarciare dalla lancia della violenza per far uscire il sangue e l’acqua che dona la vita. Abbiamo bisogno di santi giovani, come Nunzio Sulprizio, prossimo santo, che prendono sul serio il mandato del loro Signore e si mettano in uscita per annunciare a quanti sono rifiutati e respinti che Cristo è la speranza che non delude, la gioia che fa fiorire la vita, la tenerezza che fascia i cuori spezzati e la forza dell’amore che rivoluziona l’universo. Ai giovani dobbiamo offrire il supporto necessario affinché la loro fede possa esprimersi nell’accogliere la propria missione sulla terra concependola come un itinerario di servizio d’amore agli altri, un gettare la rete nel profondo dell’umanità per divenire pescatori di uomini da portare al Regno di Dio.

 

 

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