Se il troppo storpia, allora svuota l'agenda

 

Non di rado sembra che l’età adulta sia pensata non tanto come il tempo della maturità quanto come l’epoca dei rimpianti.

Sovente i giovani si sentono ripetere da chi giovane non lo è più: beato tu che puoi! È come se, a un certo punto, con il passare degli anni, non fosse più possibile dedicarsi ai propri interessi e alla passioni perché il peso delle responsabilità, più che la responsabilità vera e propria, opprime e incatena. Ed ecco che nella percezione collettiva, la giovinezza si delinea come il tempo della spensieratezza e delle infinite opportunità. Possibilità che vanno colte tutte e in fretta, perché questo tempo corre via veloce. «Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è certezza», diceva Lorenzo de’ Medici. Ecco allora che, oggi più di ieri, la vita dei ragazzi e dei giovani sembra dover essere costellata da tante occasioni da cogliere al volo, perché ogni lasciata è persa.

A dispetto dell’immagine più comune, quella dei giovani-divano che più volte è stato richiamata dallo stesso papa Francesco, oggi infatti esiste anche tutta un’altra categoria di giovani che col divano sembrerebbe avere veramente poco a che fare. Tanti impegni, agende pienissime e orari incastrati in modo da far quasi invidia ai manager delle grandi multinazionali. Persino la scuola oggi pare puntare più ad offrire un ampio ventaglio di progetti che a curare la didattica.

La ricerca ossessiva di esperienze che aiutino a crescere e a maturare però, troppo spesso, lascia i giovani vuoti e aridi. Non sempre, anzi raramente, collezionare tutte queste esperienze aiuta davvero. Talvolta si perde il gusto delle cose, dimenticando l’antico adagio latino: non multa sed multum. In effetti, l’eccesso smodato rischia in molti casi di guastare tutta la quantità. Anche ciò che in sé stesso sarebbe buono spesso viene deformato o sciupato, perdendo quindi valore ed efficacia. Troppe esperienze, soprattutto se slegate tra loro e semplicemente giustapposte, finiscono per non produrre altro effetto se non quello di confondere e disorientare chi già di per sé vive un tempo dai contorni estremamente sfumati. Se è vero che la gioventù è il tempo della ricerca, questa ricerca va necessariamente orientata e ordinata.

Ricordiamoci che già abitiamo il tempo della precarietà. A causa della crisi e dell’evoluzione della società in cui viviamo, l’instabilità sta diventando un elemento quasi costitutivo del nostro vivere. È davvero utile che questo diventi anche l’atteggiamento che accompagna la formazione dei nostri giovani? Anche in questo, bisogna necessariamente scegliere e imparare a farlo bene. In fondo, «Tutto è lecito!». Ma non tutto è utile! «Tutto è lecito!». Ma non tutto edifica (1Cor 10,23).

 

 

 

 

 

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