Donne che abitano il proprio tempo

 

a cura di Nicoletta Rescigno *

 

"Abitare il proprio Tempo. Nella complessità dell’oggi, con i valori di sempre" è il tema che mi è stato chiesto di affrontare all'incontro per la Giornata internazionale della Donna promosso dalla sezione nolana del Centro italiano femminile.

Un tema così vasto che non mi è mancato il timore di non riuscire a rispondere. Poi un bel respiro e la scelta di condividere alcune provocazioni che il tema stesso mi aveva suscitato. Mi sono chiesta: 

  • dove sono oggi?
  • come sono oggi?
  • da dove arrivo per il mio oggi?

Certo, sono una mamma, una sposa, una donna, che ha scelto di impegnarsi in un luogo particolare, quello del Tribunale ecclesiastico diocesano dove un po’ di anni fa fui chiamata dal vescovo Tramma e da don Erasmo Napolitano, perché, da esperti del settore, pensarono che c’era bisogno di una figura femminile che, insieme a loro, potesse accogliere le altre donne ed aiutarle in un cammino di discernimento su tematiche molto intime e personali. E certo, pensando ai ‘valori di sempre ‘ del titolo, potevo rievocare gli anni della formazione in famiglia, in parrocchia, in Azione Cattolica, luogo attraverso cui ho imparato a conoscere il Centro italiano femminile...

…poi, però, ho realizzato che così facendo stavo guardando a ieri e non ad oggi: perché abitare il proprio tempo credo significhi imparare a starci in questo tempo; e mi vengono in mente le parole della Scrittura “Abiterò nella casa del Signore”: sarò in intimità con Lui, nell’essenzialità e nella Verità, ricordando però che abitare il Tempo in Verità è un valore per tutti, credenti e non.

Allora, ho pensato che per stare dentro questo tempo c’è bisogno di non cedere alla tentazione del dire “ai miei tempi”, “quando io ero giovane”, “quando io studiavo e/o partecipavo all’associazione” e altre espressioni simili. Spesso, infatti, per leggere il presente percorriamo la strada del ricordo, e questo non solo perché è la strada più semplice ma anche perché, con le nostre categorie mentali, cerchiamo di ‘ingabbiare il tempo’, dandogli una dimensione spaziale ben definita (qui ed ora – lì ed allora). Il tempo invece, come ci dice Papa Francesco nel I capitolo di Amoris Laetitia, è superiore allo spazio e va oltre lo stesso.

Penso, invece, che per vincere questa tentazione dobbiamo imparare a Fare Memoria: imparando, quindi dal ricordo, dalla Storia, ma sapendo trarre da essa la forza ispiratrice per interpretare il presente, alla luce di ciò che il passato ci ha insegnato: d’altronde non è anche questo il fare memoria della nostra liturgia?

Abitare questo tempo è allora non sottrarsi al lavoro che già il Concilio Vaticano II ci aveva chiesto con la Gaudium et Spes, al cui n.1 leggiamo ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri e dei sofferenti sono le gioie e le angosce dei discepoli di Cristo’  per rispondere alle quali abbiamo il ‘dovere permanente di noi cristiani scrutare i segni dei tempi’ (GS 4): un compito che non riguarda solo i credenti, perché imparare a leggere i segni dei tempi mette in gioco tutti gli uomini e non solo i credenti (GS 21).

Quanto tutto questo ha a che fare con la Giornata della Donna?

Io credo tantissimo, perché noi donne siamo maestre nel prender parte intima con le gioie e le angosce, con le sofferenze e le tristezze delle persone che incontriamo, come anche Papa Francesco ha riconosciuto. Questo, allora, è il nostro compito per la costruzione dei tempi futuri.

Possiamo riuscirci? Secondo me, sì! Noi possiamo riuscirci molto bene se ritorniamo ad essere tessitrici di relazioni autentiche. Ridando significato e spessore alle relazioni interpersonali noi possiamo provare a gestire la “fluidità dell’oggi”. In questa società che tanti esperti hanno definito liquida-fluida-senza più legami autentici abbiamo la possibilità, proprio perché donne, di essere nuovamente delle pioniere, imparando a dare una valenza positiva alla liquidità. Se per un attimo pensiamo all’elemento liquido per eccellenza, e cioè l’acqua, e ripensiamo alla sua formula chimica H2O, non possiamo non pensare che Idrogeno e Ossigeno presi da soli non sono acqua; essi lo diventano soltanto entrando in relazione tra loro, quando creano una interconnessione; possiamo, allora, dire che per avere quanto di più vitale c’è sulla terra abbiamo bisogno di creare un legame, c’è bisogno di una relazione: ecco, quindi, che dare valenza positiva alla liquidità significa ridare supremazia e spessore alle relazioni interpersonali; è come se fossimo chiamate a “dare forma all’acqua”.

In realtà c’è una grande similitudine tra il percorso dell’acqua e la Vita di ogni donna: l’acqua è l’elemento che dona e mantiene la vita, si adatta alle circostanze, aggira gli ostacoli che incontra, alcune volte cade ma poi si rialza: questa è la grande forza dell’acqua e la grande forza di ogni donna.

La donna, come l’acqua, è innanzitutto generatrice di Vita.

Quando si genera Vita, si genera futuro e noi, con i piedi radicati nell’oggi, generiamo futuro educando i giovani. Abbiamo il dovere, dettato proprio dalla complessità dell’oggi di ri-diventare madri (carnali e/o spirituali) che generano giovani capaci di vivere: la tenerezza, la gentilezza, la caparbietà, la gioia, l'essenzialità, il rigore della formazione. Doti che sono, a mio avviso, connaturali a noi donne; potremmo quasi dire che sono i nostri valori di sempre. Solo così le generazioni future sapranno far fronte al meglio ai tempi che si apprestano a vivere; tempi che devono affrontare con rigore, ma anche con fantasia, con amore e speranza; e tutto questo si impara soprattutto attraverso il nostro esempio e la nostra testimonianza.

 

*Attuario Tribunale ecclesiastico diocesano

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