Di carne e di ridicolo. Kundera secondo me

Premessa corta: questa non è una recensione in senso proprio. Ho letto due libri di Milan Kundera ultimamente e vi scrivo le mie reazioni, assolutamente frammentarie; se ciò desterà la curiosità di qualcuno di voi là fuori ben venga. Tutto quanto dirò d'ora in poi è "secondo me", sperando ovviamente che si tratti di concetti plausibili.

 

Dunque, dicevo dei libri di Kundera letti. Si tratta di Amori ridicoli e L’identità.

 

Il primo è una serie di racconti (sette) che ruotano attorno al tema dell’amore e alla sua natura inevitabilmente equivoca, ambigua e ambivalente. È stato tenero vedere muoversi sul palcoscenico di Kundera una lunga sfilza di giovani e adulti perennemente scossi dalla nostalgia, dall’attrazione, dal desiderio di cose opposte. Forse l’eterno duello tra l’amore sentimentale e l’amore carnale può racchiudere tutta la gamma di vicissitudini e ambasce dei protagonisti delle sette novelle, sebbene questi ultimi di “carne” ne abbiano bene poca, e sembra strano in pagine con non pochi rimandi ad incontri sessuali. Certo, Kundera parla di corpi, di corpi giovani e belli o di corpi avviati al declino, tuttavia “avere carne”, la capacità cioè di sentirmi attraverso l’altro e non solo di emozionarmi un po', questo proprio manca tra le abilità dei protagonisti. E tra corpi che si eccitano ma non sentono, cuori che vogliono ma non scelgono, braccia che stringono ma non prendono, un’anti-mistica della carne attraversa quasi tutti i racconti, suggerendo per converso (almeno questo è quanto ne ho tratto io) la vicinanza insospettabile tra il libertino e il bacchettone, entrambi impauriti e perciò uniti nell'impresa di alleggerire la carne della sua presenza incontrollabile e sorprendente, il primo col fatalismo gaudente, il secondo col moralismo spiritualizzante.

 

Gli amori ridicoli, o che non sanno stare al mondo direbbe il cantautore Giovanni Truppi (non sapete chi è? Nell’era di YouTube non siete scusati) sono tali per la comica (e commovente) capacità di molti personaggi di spogliarsi senza denudarsi (vedi racconto Il falso autostop ) e di innamorarsi senza accorgersene (vedi Nessuno riderà), cioè di emozionarsi senza sentire, di godere senza gioire.

 

Uno dei collegamenti possibili tra Amori ridicoli e L’identità è la battaglia disperata contro l’irrevocabilità. Nel secondo libro, un romanzo, sono frequenti i richiami al tempo che passa e alla sua ineluttabilità, al corpo che muta e perde il suo fascino. Il dolore di invecchiare. A un certo punto compare l’immagine dell’ “albero delle possibilità” a descrivere la condizione della prima giovinezza di un uomo, tante vite pensabili, che a poco a poco diminuiscono e diventano poche strade segnate, finché l’anagrafe decreta che il tempo per sperimentare e reinventarsi è terminato. Da qui una serie di intrecci, dove realtà e irrealtà si confondono, dei quali non farò alcuno spoiler. La trama è messa in moto da una lamentela di Chantal che al marito confessa la sua tristezza agitata perché gli uomini non si voltano più a guardarla. E il tempo che passa ci cambia, il passato stesso si modifica a mano mano che lo leggiamo alla luce di un presente inedito e in tal modo lo interpretiamo sempre diversamente. (Kundera gioca benissimo con le ambiguità della memoria). E così si arriva al tema principale del romanzo, l’identità, realtà così sopravvalutata e labile, e il “non ti riconosco più”, come icona di ogni trapasso traumatico, di coppia o solitario, fino a scoprire, verso la conclusione del racconto (anche qui si tratta del romanzo secondo me), che l’identità non è una sostanza ma un azione, l’azione di riconoscersi reciprocamente. È in te, sembra dire al suo uomo Chantal alla fine - i due per tutto il romanzo si erano parlati poco - che io ho la forza di riappropriarmi di me stessa ogni giorno: è perché tu pronunci il mio nome in un modo unico che io so chi sono, e viceversa. (In questo periodo pasquale, qualcuno forse ricorderà i racconti evangelici della Resurrezione, e la scena di Maria di Magdala, la quale, andata al sepolcro per ungere un cadavere, non può riconoscere in colui che ha di fronte Gesù, se non quando questi dice "Maria" in un modo così speciale da far riemergere l’identità di colui che ha pronunciato il nome e, insieme, di colei che, dispersa la sera del Venerdì Santo, ora ascolta e si ri-trova). Al contrario di quanto accadeva in Amori ridicoli, qui la “carne” (il grande “Sì” alla nostra natura storica, condizionata, relativa e relazionale) fa capolino.

 

I due libri costano circa 10 euro l’uno. Edizioni Adelphi.

 

 

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